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MONTAGNA E PARCHI
Il parco naturale dell'Orsiera Rocciavrè ed il suo territorio
Caratteri generali
il Parco Naturale Regionale Orsiera Rocciavrè è stato istituito il 30 maggio 1980
al fine di tutelare un'area che si estende per circa 11000 ettari sul massiccio montuoso che
separa la valle del Chisone dalla valle di Susa e che chiude la testata della Val Sangone. Il Parco
prende il nome da due delle cime più significative del massiccio: l'Orsiera è il monte
più alto dell'area protetta (2890 m.) mentre il Rocciavrè (2778 m.) rappresenta
un importante nodo orografico ed è l'unica vetta comune alle tre valli.
Il territorio del Parco si può assimilare ad una piramide a base triangolare con una faccia
rivolta a NORD (settore valle di Susa), una ad EST (settore Val Sangone), una a SUDOVEST
(settore vaI Chisone). L'unico collegamento diretto tra valle di Susa e val Chisone è
costituito dal Colle delle Finestre transitabile soltanto nel periodo estivo. Per ragioni geografiche
il personale del Parco Orsiera Rocciavrè è diviso in tre sedi di valle a cui fanno capo
la sorveglianza, l'accoglienza dei visitatori e le attività sul territorio.
Ente Parco Orsiera Rocciavrè e Riserve di Chianocco e
Foresto
Direzione e uffici amministrativi: via San Rocco, 2 - Frazione Foresto
10053 Bussoleno (TO) tel. 012247064 fax 012248383
Sede operativa: val Chisone e uff. tecnico: Loc. Pra Catinat - 10060 Fenestrelle (TO)
tel. 012183757
Sede operativa val Sangone: via Matteotti, 140-10050 Coazze (TO) tel. 0119340322
Sito internet:
www.parco-orsiera.it
Pascoli e boschi
Compreso in una fascia che va dai 900 ai quasi 3000 metri del monte Orsiera, il territorio
del Parco sviluppa situazioni di vegetazione quanto mai varie. Nelle zone più basse troviamo
dei boschi composti in prevalenza da latifoglie: aceri, tigli, faggi, frassini. In passato in questa fascia
si trovava anche la maggior parte dei coltivi oggi abbandonati e quasi interamente invasi dalla boscaglia.
Più in alto prevale il bosco di conifere costituito soprattutto da larici. Sui versanti freschi
e ombrosi della valle di Susa sono presenti anche estesi boschi di abete bianco mentre in val Chisone
è frequente il pino silvestre, alternato a radure più vaste. A partire dai 2000 m.
esemplari solitari e contorti di larice e di pino cembro lasciano il posto ai
pascoli alpini, ad arbusti di ontano verde, sorbo degli uccellatori, rododendro, mirtillo.
I pascoli alpini sono il teatro delle spettacolari fioriture estive che raggiungono il massimo
splendore tra giugno e luglio. Pur non ospitando particolari endemismi, la flora erbacea del Parco
annovera centinaia di specie da fiore che rallegrano con i loro colori vivaci anche le rupi più
inaccessibili.
La fauna
Tra gli ungulati presenti nel Parco, il camoscio è quello osservabile con maggiore facilita
in quanto frequenta gli spazi aperti di alta quota.
I caprioli ed i cervi preferiscono le zone boscose dalle quali escono soltanto alle prime luci dell'alba
o all'imbrunire.
Questi animali hanno colonizzato spontaneamente l'Orsiera Rocciavrè partendo dal Gran Bosco
di Salbertrand dove furono reintrodotti negli anni '60. Oltre al cinghiale, di abitudini decisamente
notturne, frequenta il territorio del Parco una colonia di mufloni e una decina di stambecchi da poco
reintrodotti. I pascoli di alta quota, le pietraie, gli arbusti contorti ospitano una piccola fauna
rara e preziosa: oltre alla marmotta, simbolo del Parco, qui troviamo l'ermellino, la pernice bianca,
la lepre variabile, il gallo forcello, la cotumice, il picchio muraiolo,
il fringuello alpino.
Ad una quota più bassa estesi boschi di conifere ospitano faine, tassi, volpi, scoiattoli, ghiandaie,
cince, rampichini. Le specie di uccelli presenti nel Parco sono oltre 100 tra cui alcuni grandi rapaci
come astore, poiana, falco pecchiaiolo, biancone e aquila reale. Passa quasi sempre inosservata la
piccola fauna che d'estate anima boschi e praterie: ramarri, serpenti, orbettini, salamandre, rane e un
immenso esercito di piccoli, variopinti e ronzanti insetti. Esemplari naturalizzati della fauna del Parco
sono visibili nel museo allestito dal Parco nei locali al piano terra della sede di Pra Catinat.
Apertura in orario di ufficio o su prenotazione: tel. 0121 83757.
La riserva dell'Orrido di Foresto
La Riserva naturale speciale dell'Orrido di Foresto Stazione di Juniperus oxycedrus di Crotte -
S. Giuliano è stata istituita dalla Regione Piemonte, con legge n. 12, il 3 aprile 1998.
A determinarne la nascita è stata la volontà di tutelare la presenza in zona del
Juniperus oxycedrus o ginepro coccolone, una pianta tipicamente mediterranea che ha trovato
condizioni climatiche ideali sulle calde bancate calcaree, soleggiate tutto l'anno, del versante
sinistro della media Valle di Susa. Se ne contano in gran numero, alcuni alti anche 4 o 5 metri,
con la caratteristica forma a cono regolare. La pianta genera delle bacche color rosso bruno,
ed ha uno sviluppo maggiore del più diffuso ginepro comune. In realtà tutta la
vegetazione della Riserva è interessante: si incontrano mandorli, ligustri, biancospini
e persino ulivi.
Per quanto riguarda la fauna gli uccelli sono predominanti. Come nel vicino orrido di Chianocco,
numerose specie hanno trovato tra le pareti scoscese i luoghi ideali per nidificare
in tranquillità.
Sui prati riarsi si vedono volteggiare a caccia di prede gracchi e corvi imperiali, bianconi
e poiane, falchi pellegrini e aquile; mentre zigoli, verzellini, codirossi, averle, cardellini,
riempiono di canti la bastionata calcarea. I rettili, i micromammiferi e gli insetti sono diffusi,
ma ancora poco conosciuti. La presenza di camosci, cinghiali e stambecchi (questi ultimi
provenienti dalle vicine aree di ripopolamento della Provincia di Torino) è invece
saltuaria e stagionale.
Così come è successo per la Riserva di Chianocco, dove la specie arborea protetta,
anch'essa tipicamente mediterranea, è il leccio, anche per quella di Foresto l'opera di tutela
si è estesa al paesaggio e all' ambiente, tanto da comprendere entro i suoi confini lo stupendo
orrido scavato dal Rio Rocciamelone, alcuni edifici di interesse storico e le vestigia di attività
estrattive un tempo fiorenti.
La vetta del monte Rocciamelone (m 3.538), per molto tempo creduto il più alto di tutto
l'arco alpino, domina l'intero percorso dell'omonimo torrente, che in soli 7 km, superando un
dislivello che non ha eguali nella catena delle Alpi, raggiunge il fondovalle immettendosi nella Dora.
Alla base del Truc S. Martin c'è un'antica cava di marmo bianco, che in epoca precristiana
fu utilizzato nella costruzione dell'Arco di Augusto a Susa. Con il "marmo di Foresto" sono stati
anche realizzati vari elementi architettonici del duomo di Torino e di altri edifici monumentali
della Torino del XVII e XVIII secolo.
In quel luogo vi sono anche due vecchie fornaci per la cottura della pietra da calce, estratta
nelle loro immediate adiacenze, che sono rimaste in funzione fino alla fine degli anni '50.
All'imbocco dell'orrido, sul versante destro, si trova un gruppo di minuscole casucce in conci marmorei
addossate alla roccia. Erano adibite a lazzaretto per il ricovero dei colerosi durante l'epidemia del 1629.
Poco oltre si erge l'edificio di un vecchio mulino ad acqua, oggi in disuso ed ormai privato della
sua caratteristica ruota, la cui immagine è stata uno dei simboli di Foresto
nelle cartoline d'epoca.
Il Lazzaretto
Addossato alla parete strapiombante destra dell'Orrido è situata una costruzione
in pietra con varie aperture d'accesso che, si dice, fosse nei tempi della peste del '600, il
rifugio obbligato per gli ammalati di quel terribile morbo che tante vittime mieteva.
Della storia del lazzaretto non esistono testimonianze scritte.
Cime e Colli
VERSANTE ALPI GRAIE (L'INDRITTO)
- Cresta ad est del Colle della Croce di Ferro m. 2619
- Colle della Croce di Ferro m. 2556
- Rocce Tre Cresti (o Tre Denti) m. 2386
- Truc del Vento m. 1896
- Monte Ciarmetta m. 1646
- Monte Molaras m. 1327
VERSANTE ALPI COZIE (L'INVERSO)
- Punta Roccanera m. 2852
- Punta del Mezzodì m. 2777
- Punta Pian Paris m. 2738
- Punta il Villano m. 2663
- Monte Cormetto m. 2074
- Colle del Sabbione m. 2560
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