Comune di Bussoleno - stemma Comune di Bussoleno

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STORIA E CULTURA


Bussoleno dai romani ad oggi

Bussoleno e...

La porta superiore o di Francia
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La locanda della Croce Bianca
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La cinta muraria
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Il Mulino
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Il ponte di Dora
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La Chiesa Parrocchiale dell'Assunta
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La Fiera
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Bussoleno Medievale
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Casa Aschieri
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Il Borgo chiuso
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NASCITA DEL COMUNE DI BUSSOLENO

In età romana c'era un insediamento sparso ed esistevano alcune Villae ed alcuni centri di culto a Foresto. Le ville erano grandi fattorie in campagna di proprietà di ricchi cittadini romani; schiavi e contadini coltivavano pezzi di terra dando una parte di raccolto al proprietario; divenne un centro autonomo dove si produceva tutto il necessario per vivere. Tale insediamento prosegue fino all'epoca medievale su entrambe le sponde del fiume. Nel secolo XI Bussoleno assume la struttura "a ponte".
Il territorio di Bussoleno ed il Borgo facevano parte di un feudo i cui vassalli erano legati dal patto di vassallaggio con i Savoia. Il Castello degli Allais e Castel Borello erano le fortificazioni tipiche del periodo medievale. Il più antico atto notarile di confine è del 6 agosto 1212 e segna il termine di confine tra Bussoleno e San Giorio (masso erratico "Petra Gori"). Nel 1304 si stabiliscono i confini con Mattie e nel 1337 con Chianocco.


ORIGINE DEL NOME

Bussullus     periodo romano gallico
Buceleti      1001 citato in un diploma dell'Imperatore Ottone III
Boceleni e
Bocelenum vetus
     tardo medioevo
Bossoleno     dalla pianta del bosso 13OO

IL MEDIOEVO

IL BORGO CHIUSO BURGUS CLAUSUS

Verso il 1300 Bussoleno inizia ad avere una propria identità come area di mercato e verso fine secolo le case sulla sponda destra, vicine al ponte e alla chiesa parrocchiale, vengono cintate da mura, formando il BURGUS CLAUSUS.
Esso comprendeva: la chiesa a sud-est e il Castello Allais, una casaforte (domus fortis) . La casaforte era una normale casa di abitazione munita di mezzi di difesa adatti a proteggerla da assalti improvvisi di ladroni e sbandati. Essa comprendeva, stalle, fienili, il forno, la colombaia, la casa colonica con un ala per gli ospiti. Di solito era costruita in pietra quasi inattacabile dal fuoco.

Il Borgo era protetto da tre porte:

  1. Porta inferior o di Piemonte a est
  2. Porta superior o di Francia a ovest
  3. Porta Pontis Durie a nord-ovest unita al ponte della Dora.

Le mura avevano scopo difensivo. La demolizione delle porte fu causata dal trasporto di grandi carichi di opere d'arte rubate da Napoleone durante le campagne d'Italia, nacquero inoltre nuove esigenze di viabilità per il trasporto di materiali da costruzione. Il Borgo era un quadrilatero protetto da tre lati da un fossato e a nord dalla difesa naturale della Ripa Durie. Si passava sulla sponda sinistra del fiume attraverso la Porta Pontis Durie e si entrava nel Borgo della Paglia. Sulla via Francigena, l'attuale Via Walter Fontan, si ergevano le case più pregiate come Casa Aschieri su due piani e Casa Amprimo. Nel Borgo si trovavano pozzi, il forno e due mulini da grano e da olio (di noce). Nel 1400 il Borgo si sviluppò in modo modesto perché le trasformazioni maggiori si ebbero nell'età della Restaurazione (1815).

Quello che oggi è il capoluogo deve la sua origine all'affermarsi di un nuovo percorso stradale, parallelo alla antica strada delle Gallie, che si sviluppò sul lato orografico destro del fondovalle. Il nuovo tracciato viene da alcuni ascritto al periodo carolingio, ma più probabilmente risale all'epoca tardo-antica. Bussoleno sorge così sul punto di incontro tra le due strade a cavallo della Dora. Il nome viene fatto derivare da quello della famiglia Bussulus, che ricorre anche in una epigrafe di Les Escoyères nel Queiras, anche se una tradizione locale vuole un collegamento con la lavorazone del legno del bosco, che all'epoca pare fosse molto praticato nella zona.
Fin dalle sue origini il borgo deve essersi sviluppato su entrambe le rive del fiume: a destra il borgo vecchio o borgo chiuso (per la cinta muraria che lo racchiudeva), che sorse intorno alla chiesa e al nuovo tracciato della strada con i suoi commerci: a sinistra il borgo d'oltre Dora o borgo della paglia, nome quest'ultimo che suggerisce una vocazione rurale. L'antico ponte che collegava le due parti dle paese sorgeva nello stesso luogo dell'attuale, circostruito alla fine del secolo scorso.
Il borgo è ricordato come Buceleti nel diploma del 1001 con cui l'imperatore Ottone III conferma ad Olderico Manfredi l'autorità su un terzo della valle e come Bozeletum nell'atto di fondazione dell'Abbazia di San Giusto di Susa del 1029.
La sua storia si intreccia con quella di diverse famiglie nobili della valle: i signori di Guaglione, i Giusti, i Ferrandi, i Bartolomei, i due Aprili, i Pascali, i Barberi, i Barberi, i Baronesca, i Calvi, i Rotari, gli Aschieri ed altre. Venne in ultimo infeudata a Francesco Fiocchetto, medico di Vittorio Amedeo I di Savoia, per la sua benemerita opera durante la peste del 1630.
Dal XIII secolo divenne sede di un'importante fiera franca (che ha luogo ancor oggi), tenuta a cavallo della festa di San Luca nel mese di ottobre e nel 1294 il conte Amedeo V concesse una carta di franchigia. Questi fatti, insieme al passaggio della trafficata strada di Francia fecero crescere in Bussoleno un ceto mercantile molto attivo. Al commercio si affiancò oltre alla già citata attività delle cave di pietra, un'agricoltura che seppe fin dal Medioevo sfruttare la meglio il vasto territorio comunale, dai fertili campi della piana, ai boschi dei versanti, fino ai ricchi pascoli d'alta quota posti sotto i due spartiacque.
Il più antico manufatto di epoca medioevale giunto sino a noi è il Campanile della parrocchia, di stile romantico e risalente all'XI secolo.

La Parrocchiale di Santa Maria Assunta (festa patronale il 15 agosto), è il frutto di una ristrutturazione del XVIII secolo in stile barocco, ad opera dell'architetto lorenese Francesco de Willencourt. La chiesa aveva in originale la facciata rivolta a ovest e l'abside a est, addossata al campanile: con il rifacimento questa disposizione venne invertita e sul lato orientale venne costruita l'attuale facciata. L'interno è a navata unica: a destra dell'altar maggiore è conservato un pregevole crocifisso ligneo del XV secolo, in origine forse parte di un più complesso calvario.
Il borgo vecchio, dove sorge la parrocchia, venne circondato nella seconda metà del XIV secolo da una robusta cinta muraria edificata per ordine del conte Amedeo VII di Savoia ne esiste ancora un tratto di alcune decine di metri lungo l'attuale lungodora Gastaldi dove si può anche vedere ben conservata una delle torri a pianta semicircolare. All'interno del borgo vecchio vi sono ancor'oggi alcuni pregevoli edifici di epoca tardo-medioevale, la Casa Aschieri e la Casa Amprimo, posti lungo l'antica strada di Francia, oggi via Walter Fontan. Entrambe sono costruite su due piani: il pian terreno, ch eopsitava botteghe artigiane, è preceduto da un portico sorretto da colonne in muratura che reggono un imponente architrave in legno. Le due case furono studiate nella seconda metà del secolo scorso da Alfredo D'Andrade, progettista del borgo medioevale del parco del Valentino di Torino, realizzato per l'Esposizione generale italiana del 1884, nel quale vennero ricostruiti alcuni tra i più interessanti edifici storici piemontesi. Tra di essi vi furono appunto Casa Aschieri, Casa Amprimo e la citata torre della cinta muraria. Casa Aschieri è stata interessata da importanti lavori di restauro ed è spesso sede di manifestazioni culturali.

Altro edificio interessante del borgo vecchio è il cosiddetto Castello degli Allais, costruzione di epoca rinascimentale situata dietro la parrocchiale.
Sul limite della spalla glaciale che domina da sud il fondovalle sorge il Castello Borello, di cui si hanno notizie a partire dal Trecento. Patrimonio della famiglia dei Rotari e successivamente dei Calvi e dei Bovini, estendeva il suo domino sull'area circostante fino all'insediamento di Antignascum, l'attuale borgata Tignai. Usato anche come ricetto dalla ppopolazione locale, ha subito nel corso dei secoli vari rimaneggiamenti, ma la struttura originaria resta abbastanza leggibile. L'edificio è oggi di proprietà privata ed ospita in un'ala gli uffici del Parco naturale regionale Orsiera-Rocciavrè.
Altre vestigia medioevali le troviamo nella borgata Foresto, un tempo, come già detto, comune autonomo: dell'antica parrocchia, abbandonata a causa delle ricorrenti alluvioni, rimane soltanto il Campanile romanico risalente all'XI secolo, che sorge isolato nell'area del cimitero. L'attuale Parrocchiale di San Giovanni Battista situata più a monte, risale al secolo XVIII, con successivi ampliamenti ottocenteschi. Al margine occidentale dell'abitato sorge poi la Cappella della Madonna delle Grazie, che al suo interno conserva pregevoli affreschi del Quattrocento: sulla volta sono rappresentate scene della Vita della Vergine, sulle pareti laterali figure di Santi e nell'abside una Pietà.

UN BORGO DI COMMERCIANTI, CONTADINI E CAVATORI

Nei secoli successivi la storia di Bussoleno non dovette subire eccessive scosse, compatibilmente con il fatto di trovarsi al centro di una valle di transito dalla vita abbastanza turbolenta. La popolazione era sempre dedita alle attività tradizionali: l'agricoltura, le cave di pietra, ma soprattutto il commercio. Nel 1698 il duca di Savoia concede di tenere un mercato pubblico settimanale nella giornata del venerdì, oltre alla già citata fiera di San Luca. Nel 1846 il re Carlo Alberto conferma questo diritto, trasferendo però al lunedì il giorno di mercato (consuetudine in corso ancora oggi), e concedendo di tenere una seconda fiera, detta di primavera, nel secondo lunedì di maggio.
Nel volgere di qualche decennio le fiere diventeranno ben cinque: la fiera di Sant'Antonio o delle lumache il 17 gennaio, la fiera dell'Annunziata o dei capretti l'ultimo lunedì di marzo, la fiera di primavera il secondo lunedì di maggio, la fiera di San Luca o d'autunno il terzo lunedì di ottobre e la fiera di Sant'Andrea o d'inverno il 30 novembre. Ancor'oggi le fiere ed il mercato di Bussoleno sono i più importanti della bassa e media Valle di Susa.

Ma è l'agricoltura la principale attività a cui si dedicavano le numerose e popolate borgate sui due versanti della valle. Tra le principali voci di entrata nei bilanci del comune c'erano i diritti sul taglio dei boschi e l'affitto dei pascoli. Gli alpeggi di Balmafol sull'indritto e di Balmetta, Acciano e Balmerotto sull'inverso sono citati nei documenti dell'archivio comunale a partire almeno dal Seicento. La restante produzione agricolo riguarda vari tipi di cereali (frumento, segale, avena, granoturco, orzo, patate, latte e formaggi, uva (con un notevole incremento nella seconda metà del secolo scorso a causa della forte richiesta dal mercato francese a seguito delle devastazioni provocate dalla filossera) e infine le castagne. Anche quest'ultima coltivazione subisce un grande impulso nel secolo scorso, a causa di un forte aumento della domanda sul mercato sia interno che estero. In seguito a ciò sorgono a Bussoleno alcune ditte, una delle quali attiva ancor oggi, dedite prevalentemente alla compravendita e alla lavorazione delle castagne. I pregiati marroni valsusini raggiungono così, oltre all'Italia, la Francia, la Svizzera, il Belgio, la Germania e addirittura gli Stati Uniti.

L'attività estrattiva della pietra è antichissima: abbiamo già detto delle cave di marmo di Foresto già attive in epoca romana, con cui vennero costruiti i principali edifici della vicina Segugio (Susa), tra i quali l'Arco di Augusto, l'anfiteatro e parte delel cosiddette Terme Graziane. E' pure costruito con marmo di Foresto il rinascimentale duomo di Torino del XV secolo (anche se nel caso specifico pare che il materiale provenisse dalla vicina Chianocco). Nel 1724 iniziò poi lo sfruttamento di una cava di marmo "verde antico" sopra la borgata Falcimagna, che sarà molto utilizzato, ad esempio, nelle decorazioni interne della Basilica della Consolata a Torino,. In una statistica piemontese del 1826 sono elencati i ventitrè tipi di marmo della regione, tra cui il "verde antico di Susa", quello estratto a Falcimagna e il "bianco di Foresto". L'attività estrattiva del marmo declina però progressivamente e a cavallo tra Ottocento e Novecento sono in attività soltanto una quindicina di cave di pietra, prevalentemente sull'inverso e destinate alla produzione di materiale da costruzione: è dalla cava di San Basilio che proviene la pietra utilizzata per il nuovo ponte sul Po a Torino, costruito all'inizio di questo secolo e intitolato al re Umberto I. La mano d'opera è costituita da scalpellini che spesso si dividono tra l'attività agricola e quella nelle cave. Con il declino di queste, molti saranno costretti all'emigrazione e metteranno a frutto il mestiere appreso sulle montagne di casa, trovando occupazione in alcuni grandi cantieri, come quello della ferrovia Cuneo-Nizza. Oggi l'attività estrattiva è pressoché scomparsa, ed è ancora aperta una sola cava.

Delle tradizioni più antiche, riferibili all'epoca pre-industriale, oggi non ne viene più praticata alcuna. E' rimasto però abbastanza vivo il ricordo del gioco del Barro: era questa una gara singolare, non più disputata da oltre un secolo, che i consiglieri comunali giocavano il pomeriggio di Pasqua divisi in due squadre in un prato chiamato Barro, da cui il nome del gioco. Consisteva nello scagliare contro un bersaglio dei grossi fusti di legno dalla punta ferrata e la sua origine veniva attribuita ad un episodio leggendario, secondo il quale una coraggiosa giovane di Bussoleno con un fuso aveva colpito a morte il malvagio feudatario che la insidiava. Alcuni dei fusi utilizzati nel gioco sono ancora conservati nell'archivio comunale.

LA FERROVIA E L'INDUSTRIA

L'avvenimento che segna in maniera indelebile la storia della moderna Bussoleno è l'arrivo della ferrovia: nel 1852 il governo sabaudo decide la costruzione della linea Torino-Susa (la seconda in Piemonte dopo la Torino-Genova) che viene inaugurata dopo soli due anni di lavori, il 25 agosto 1854. Nel 1857 ne viene decretato il prolungamento fino a Mondane in Savoia, tramite il costruendo traforo del Frejus. Per motivi orografici la città di Susa viene tagliata fuori dalla nuova linea, inaugurata nel 1871: e Bussoleno diventa così il principale nodo ferroviario della valle, anche a seguito dell'allestimento del deposito locomotive destinato a servire tutta la tratta ferroviaria.

Alcune date della Ferrovia in valle

25.08.1854    Apertura della linea Torino-Susa
15.08.1857    Approvazione della legge che autorizza la costruzione del Traforo del Frejus
1871    Apertura del Traforo del Frejus
1912    Elettrificazione linea Bussoleno-Bardonecchia
1920    Elettrificazione linea Bussoleno-Torino
1985    Completamento del raddoppio della tratta tra Bussoleno e Salbertrand


Gli addetti, oltre mille alla metà degli anni venti, ridimensionati alla vigilia della 2^ mondiale, nuovamente cresciuti tra la fine degli anni sessanta ed i primi anni ottanta. Il grande ridimensionamento è avvenuto all'inizio degli anni novanta con la chiusura dell'officina (oggi sede del Museo Ferroviario) ed il declassamento del Deposito Locomotive.

Questi fatti, con il successivo insediarsi delle industrie, provocano una profonda trasformazione del tessuto sociale del paese, che nel giro di pochi anni vede il raddoppio della popolazione residente e l'affiancarsi al tradizionale ceto agricolo e commerciale di una importante componente operaia. Dalle borgate più alte e dai paesi vicini scendono a Bussoleno numerose famiglie che, abbandonata un'agricoltura di pura sussistenza, trovano nuovi sbocchi lavorativi nella ferrovia e nella nascente industria.
Nella seconda metà dell'Ottocento l'arrivo della ferrovia, insieme alla ricchezza di risorse idriche indispensabili per la produzione di energia, e alla presenza di un regime daziario più favorevole nei piccoli comuni, facilita l'insediamento delle nuove industrie in tutta la bassa valle di Susa.

Verso la fine 1800, l'agricoltura di Bussoleno era ancora di sussistenza. Facevano eccezione il raccolto dell'uva e delle castagne. Il mercato francese aumentò le domande di uve e il mercato internazionale quella delle castagne, dei marroni e del legno di castagno.
La Ditta "Bargetti&Carvagna" esportava castagne e marroni specialmente in Francia. Si iniziava a lavorare ai primi di ottobre e si finiva verso la metà di gennaio. Le castagne venivano confezionate in barili di legno che venivano spediti alla stazione.
Ditta "Bruno Domenico" : nel 1906 tale ditta fabbricava attrezzi agricoli e da cucina in località "Ravoira Grande" nei locali del vecchio mulino, dove la ruota produceva energia necessaria al movimento delle macchine. Nel 1920 viene sospesa l'attività.

La "Fabbrica del Fer"

Il 23 gennaio 1875, la Ditta "Colano" comunica al Comune di Bussoleno l'intenzione di aprire un opificio industriale per la trasformazione e la lavorazione del ferro in zona "Dora Spansata" per poter usare l'acqua della Dora per le turbine che mettevano in movimento tutti i macchinari. L'impianto entra in funzione nel 1876 come "Stabilimento metallurgico in Bussoleno A. Colano e C", esso trasformava il ferro dallo strato greggio al prodotto finito. Successivamente arrivarono a Bussoleno i Ferro di origine spagnola e nel 1897 comprarono l'Officina per la lavorazione dei tubi e la Fabbrica si chiamò "Stabilimento Metallurgico G. Ferro e C". Il ponte dei Ferro che collega Via Traforo con Villa Ferro, in Via Trattenero, fu costruito dalla Famiglia Ferro per agevolare il loro passaggio sulla Dora dalla Villa alla strada.
Nel 1941 lo stabilimento prende il nome di "Società Anonima Bussoleno" e nel 1943 il nome di "SISMA" ed entrerà poi a far parte del Gruppo delle Partecipazioni Statali. Negli anni '80 la produzione va in crisi e la Ditta chiude. Attualmente nella zona stanno nascendo nuove attività industriali ed artigianali.

STEMMA E GONFALONE

1-Il Comune negli atti e nel sigillo si identifica con il nome di Comune di Bussoleno.
2 - Lo stemma del Comune è come descritto dal decreto regio del 16 novembre 1933. L'uso dello stemma è riservato al Comune.
3 - Per benemerenze conseguite dalla sua popolazione durante la lotta partigiana antifascista il Comune di Bussoleno è stato decorato con medaglia di bronzo al valore militare con atto PR. n, 6832 del 31 Luglio 1984, con la seguente motivazione: "Al centro della lotta partigiana in Val Dora durante l'occupazione nazista, subito dopo l'armistizio la sua popolazione raccoglieva le armi del disciolto esercito per armare i suoi partigiani che reagivano contro l'invasore.
4 - Nelle cerimonie ufficiali il gonfalone con lo stemma è accompagnato dal Sindaco che indossa la fascia tricolore ed è scortato dai vigili urbani in alta uniforme.
5 - Sono vietati l'uso e la riproduzione dello stemma e del gonfalone, salvo espressa autorizzazione della Giunta Municipale.

Lo stemma di Bussoleno è caratterizzato da uno sfondo azzurro in cui spicca un sole in alto a sinistra; in basso vi è una zona marrone (rappresenta il terreno) su cui è appoggiato un vaso di terracotta contenente una piantina di bosso. Lo stemma è sormontato da una cinta muraria, simbolo dei comuni ed è contornato da una cornice di piante di alloro (a sinistra) e di quercia (a destra).



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